Carlo Lucarelli:
Le sue trame sono avvincenti, il suo stile è incisivo. Eraldo Baldini è senza dubbio una delle voci più interessanti della nuova narrativa italiana.

Valerio Evangelisti:
Con Baldini il noir è diventato nero sul serio. Finalmente. C'è poco de dire le sue storie fanno paura.

Simona Vinci:
I romanzi e i racconti di Baldini sono incubi perfettamente costruiti. Di certo, non sono adatti a conciliare il sonno.

Francesco Guccini:
Eraldo Baldini ci conduce in un mondo di inquietudini ataviche, di antiche paure che tornano con rinnovata forza.

Andrea G. Pinketts:
La penna di Eraldo Baldini è come un pugnale che vi penetra nella carne e non vi molla un istante. Questo si che è scrivere!

Aurelio Minonne (l'Unità, 19 febbraio 1996):
Bambine è un nero italiano ricco di colpi di scena: esempio di come sia maturato, anche da noi, un genere che abbiamo spesso invidiato ad americani e francesi.

Claudio Buonadonna (Pulp, settembre- ottobre 1998):
E' un nero vellutato quello a cui ci ha abituati Eraldo Baldini. Sotto la scrittura pulita, alla Scerbanenco, dietro la rassicurante prospettiva storica, nell'ottica demitizzante della provincia, si insinua la sua lucida interpretazione del male

Niccolò Ammaniti (Amica, 31 maggio 2000):
Questo scrittore continua a crescere. In mano a Baldini l'afabeto è un'arma affilata, e dovrebbe avere il porto d'armi per scrivere.Quello che mi piace di più di questo scrittore è la sua capacità di portarvi per mano, con sapienza, a scoprire le pieghe più oscure e inquietanti della normalità.

Massimo Onofri (Il Diario, agosto 1999):
Non soltanto uno degli indiscussi maestri del noir italiano, genere sempre più folto di sorprese e conferme, ma anche uno degli scrittori più scaltriti e sicuri della narrativa italiana recente.

Le monde (19 maggio 2000):
La plume froide et distanciée. Eraldo Baldini étudie avec une précision quasi scientifique la profession du mal, ses imprégnations, ses métastases.

Sergio Pent (La Stampa/Tuttolibri, 1 luglio 2000):
Eraldo Baldini sta delineando, libro dopo libro, una personalisima scenografia padana del noir più ancestrale (...). Baldini recupera il nostro passato rurale con fredda maestria.

Serena Zoli (Il Corrire della Sera, 7 agosto 2000):
Gotico Rurale: un libro riuscitissimo.

Laura Verlicchi (Il Giornale, 16 luglio 2001):
Nell'Italia dei campanili e delle piccole imprese, impossibile non trovare "provinciali" di genio dal romagolo Eraldo Baldini (Tre mani nel buio, Sperling & Kupfer) al sardo Marcello Fois.

Giuseppe Pederiali (Italia Oggi, 8 settembre 2000):
Potremmo definire Baldini lo Stephen King italiano per la sua capacità di costruire incubi e orrori di stile anglosassone, trapiantati nella campagna romagnola.

Maurizio Maggiani:
Terra di nessuno è una gran bella storia con qualcosa di più di una trama avvincente in un palcoscenico ricco di immagini vaste e personaggi pieni. E' un grande racconto sulla sopravvivenza e sulla morale. Con dentro una certezza che va subito disvelata: dalla guerra non sitorna mai; mai, neppure quando può sembrere di essere tornati.

Gudo Conti (Italia Oggi, febbraio 2002):
Bambine: con un italiano vitreo e tagliente come una lama, essenziale e nello stesso tempo evocativo, Baldini costruisce ancora una volta un bel romanzo.

Cesare Medail (il Corriere della Sera, 11 aprile 2002):
Baldini viene da studi antropologici. Così, nei suoi racconti, alla provincia reale si sovrappone l'elemento fantastico, quasi gotico. Viene in mente Stephen King.

Carlo Lucarelli (il Corriere della Sera, 7 luglio 2003):
Nei racconti di Baldini c'è una scrittura efficace e solida che va oltre il genere, personaggi sorprendenti, ironia, malinconia e anche dolore, e una tecnica narrativa straordinaria, robusta e dinamica.

la Repubblica (21 luglio 2003):
Talento del noir, considerato da alcuni come lo Stephen King italiano, Baldini in Bambini, ragni e altri predatori presenta una galleria di incubi contemporanei.

Stefano Tassinari (l'Unità, 27 luglio 2003):
Eraldo Baldini è scrittore capace di miscelare atmosfere antiche e moderne, paure ataviche e conflitti psicologici figli della contemporaneità, dimensioni horror e squarci di ironia mai rassicurante (…). Con Bambini, ragni e altri predatori ci troviamo davanti a un libro di grande qualità.

Brunella Schisa (Il Venerdì di Repubblica, 1 agosto 2003):
Bambini, ragni e altri predatori (Einaudi). Il secondo racconto terrorizza, il quinto è un incubo alla Stephen King, il sesto è inquietante come Dieci piccoli indiani di Agatha Christie. La paura che attanaglia il lettore non deriva soltanto dalla malvagità e dalla violenza umana, ma si annida nelle cose quotidiane, nel sorriso di un bambino, negli innocui insetti che popolano i nostri giardini e si intrufolano nelle nostre case. Eraldo Baldini fa a pezzi le nostre certezze, ribalta il punto di vista e dissemina inquietudine e tensione.

Roberto Carnero (L'Unità, 1 agosto 2003):
Per parlar bene di un libro, si dice che una volta iniziato non si riesce a riporlo finché non lo si sia finito. Lo si dice in genere dei romanzi. Però, questa volta, lo posiamo affermare a proposito di una raccolta di racconti: Bambini, ragni e altri predatori di Eraldo Baldini (Einaudi). C'è una suspense che magicamente lega i diversi racconti, facendone un "romanzo a quadri", capace di narrare il mistero, l'ansia, la paura della nostra vita, sospesa tra passato e futuro, in un presente avvelenato

Loredana Lipperini ("La Repubblica", 20 agosto 2003)
Bambini, ragni e altri predatori: ci sono mostri, fantasmi bambini e piccoli omicidi, e sguardi che pietrificano e nebbie gelide che avanzano. Sembra Stephen King, a dirla così.

Lorenzo Scandroglio
("Il Giornale", 22 agosto 2003)
Bambini, ragni e altri predatori. L'effetto inchiodante sul lettore è garantito, così come la fame di pagine. Sedici racconti eterogenei dai quali, però, emerge con forza il tratto stilistico di Baldini.

Ombretta Romei ("Pulp", settembre-ottobre 2003)
Narratore gotico e rurale perché la paura ha a che fare con l'irrazionale e con il terrifico, ma anche con l'imprevedibilità della Natura e delle sue forme, Baldini può vantare come pochi (o quasi nessuno in Italia) il merito di aver scansato magistralmente le trappole del noir e della sua obbligata urbanità per appartarsi in un territorio più infido e malvagio.

Ermanno Paccagnini (Il Corriere della Sera, 4 luglio 2004)
"E' un romanzo che corre sul filo d'una tenera malinconia, Nebbia e cenere".

Giuseppe Pederiali (Italia Oggi, 14 luglio 2004)
"Eraldo Baldini è molto bravo a creare incubi dalle piccole cose del vivere quotidiano, oggetti e sentimenti".

Giancarlo De Cataldo (La Gazzetta del Mezzogiorno, 10 agosto 2004)
"Nebbia e cenere: il capolavoro di Baldini è una disperata ballata rurale di struggente bellezza".

Angelo Guglielmi (L'Unità, 31 agosto 2004)
"Nebbia e cenere. No, lettore, quel che accade non è quel che ti aspetti: l'autore ha predisposto accorgimenti per sorprenderti".

Stefano Tassinari (L'Unità, 15 settembre 2004)
"Nebbia e cenere è un libro capace di catturare il lettore, un romanzo intenso".


Andrea Consoli (l'Unità, 22 maggio 2006)
Come il lupo: Eraldo Baldini ha uno stile "barbarico" e tellurico, pre-razionale, si direbbe; fiuta l'odore del sangue antico come pochi, sa mettersi sulle tracce della natura e del destino del mondo - della sua infanzia - come pochi, o forse come nessuno.

D di la Repubblica (27 maggio 2006)
Come il lupo: Un "uomini che corrono coi lupi" di intensa eticità.

Silvana Mazzocchi (la Repubblica, 27 maggio 2006)
Come il lupo: Un libro che conferma il talento di Eraldo Baldini e la sua abilità ad accompagnare il lettore in quel "gotico rurale" che è ormai diventato il suo genere e la sua "differenza".

Sergio Pent (La Stampa/Tuttolibri, 3 giugno 2006)
Come il lupo: Le radici di Baldini affondano nel passato rurale e paludoso della sua terra d'origine e di residenza, in quel sottobosco favoloso e leggendario in cui le tradizioni e le credenze popolari diventano sortilegio narrativo, creando uno spazio moderno e adeguato ai tempi per vicende aspre, tragiche, viscerali, accostabili spesso a certi racconti felici del miglior King.

Silvana Mazzocchi (La Repubblica, 7 luglio 2007)
“Melma” (Edizioni Ambiente): Eraldo Baldini, un asso del noir e dell’horror, racconta le conseguenze di quell’«insensato baccanale suicida» consumato dagli uomini.

L.C. (Il Venerdì di La Repubblica, 23 maggio 2008)
“Quell’estate di sangue e di luna” (Einaudi): Ricordando certe atmosfere del primo Stephen King, Baldini e Fabbri puntano lo sguardo sulle nostre campagne. Abbandonate ma ancora piene di mistero.

Silvana Mazzocchi (La Repubblica, 24 maggio 2008)
Eraldo Baldini: lui, antropologo ancora prima che scrittore, ha inventato quel genere «gotico rurale» che fa la differenza e che ha determinato il suo successo.

Cristina Taglietti (Corriere della Sera) 3 giugno 2008
“Quell’estate di sangue e di luna” (Einaudi): Il risultato finale di questa cavalcata incalzante che non trascura i particolari, è un racconto di grande impatto emotivo, tenuto saldamente da uno stile sicuro, con una suggestiva ricostruzione di luoghi e ambienti, caratteri compiuti e credibili (anche per quanto riguarda le comparse sullo sfondo). Ma è soprattutto l’atmosfera che lo pervade il suo punto di forza. Gi autori non scelgono tra inquietudine e nostalgia e condiscono l’irrazionale del gotico rurale di cui Baldini (per molti lo Stephen King padano) è il maestro riconosciuto, con una vena malinconica che ha qualcosa di struggente.

Tommaso De Lorenzis (La Repubblica, 19 aprile 2011)
Con un’affascinante miscela che combina avventure di un piccolo picaro e senso del tragico, quando la risata muore in gola per farsi singhiozzo, [con “L’uomo nero e la bicicletta blu”, Einaudi] Baldini non ha soltanto risposto a “Io non ho paura”. Ha fatto molto di più. Cercando nelle ombre del passato, frugando in un antico terrore che accomuna adulti e piccini, rappresentando gli spietati pregiudizi della campagna e l’esorcismo della giustizia sommaria, ha messo in scena il male ordinario di un Paese [...]: quello che chiamiamo Italia.

Aurora Bedeschi (Il Resto del Carlino, 22 aprile 2011)
“L’uomo nero e la bicicletta blu” (Einaudi): Un libro ironico e drammatico, divertente e commovente, leggero e profondo al tempo stesso, scritto col mestiere dell’autore esperto e smaliziato e la freschezza dell’artista inesauribile, depositario di belle storie da raccontare e capace di farlo con la consueta maestria da affabulatore.

Valeria Trigo (L’Unità, 8 maggio 2011)
Una costante stilistica di Eraldo Baldini – e della quale gli siamo grati – è il suo sguardo. Lo sguardo leggero e compassionevole sull’infanzia dalla quale lo scrittore non distacca mai l’attenzione, come fosse un dono prezioso da maneggiare con cura, e soprattutto da amare. Baldini ci regala a ogni romanzo i palpiti e chiaroscuri di ogni linea d’ombra che le sue creature letterarie hanno attraversato.

Cristina Taglietti (Corriere della Sera, 24 maggio 2011)
“L’uomo nero e la bicicletta blu”: C’è anche in questo, come in altri suoi romanzi, la capacità di cogliere il raggio verde dell’infanzia, quel momento in cui si diventa improvvisamente grandi.

Sergio Pent (Tuttolibri – La Stampa, 11 giugno 2011)
Dal gotico alla nostalgia rurale: il mondo di Baldini è felicemente racchiuso in una geografia provinciale [...] in cui il Male esercita i suoi influssi violenti in atmosfere spesso solari e arcaiche, dove il dolore e l’orrore piombano come elementi assoluti e annichilenti.

notizie e interviste che riguardano Eraldo Baldini sono presenti in vari siti Internet
segnaliamo questi
www.gialloweb.net / www.clubghost.it / www.horror.it / www.pinguinisottoscala.supereva.it